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APPELLO PER LA STORIA DELL’ARTE NELLA SCUOLA ITALIANA"
SPECIALE EMERGENZA SCUOLA: Riforma Gelmini, Revisione quadri orari, Istruzione Artistica.
pubblicato il 14.01.09
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APPELLO PER LA STORIA DELL’ARTE NELLA SCUOLA L’ANISA, Associazione Nazionale degli Insegnanti di Storia dell’Arte, presa visione di un documento in bozza completo di quadri orari, riguardante i nuovi curricula dei Licei, esprime sconcerto e viva preoccupazione in merito alla presenza della Storia dell’arte nella Scuola italiana. Come nostro costume, non vogliamo farne una difesa corporativa, ma solo sollevare un problema di congruità e di qualità formativa. In particolare ci sembra del tutto ingiustificato che le ore di insegnamento di Storia dell’Arte diminuiscano al liceo artistico per evidenti ragioni di indirizzo di studi e, soprattutto, che al liceo classico, si adotti la scelta penalizzante di assegnare una sola ora settimanale alla disciplina, sia al biennio che al triennio, laddove il ministro Gelmini si era impegnato ad aumentarne la presenza. Se infatti ci si ferma ad un puro calcolo aritmetico, rispetto al corso classico tradizionale, la disciplina aumenta di 1 ora il suo monte orario nel quinquennio (attualmente è presente solo al triennio con 1 ora nei primi due anni e 2 ore al terzo anno). Ma sul piano dell’efficacia didattica che peso può avere l’insegnamento di una disciplina per una sola ora settimanale, specialmente nell’anno finale quando la Storia dell’arte è il perno su cui ruotano la maggior parte dei percorsi interdisciplinari che gli studenti elaborano per gli esami orali? Senza parlare del fatto che, vista l’infondatezza didattica di un insegnamento con una unica ora settimanale, nella maggior parte dei licei classici sono da anni in atto sperimentazioni consolidate che vedono la presenza della disciplina per 2 ore settimanali per cinque anni per cui, di fatto, il previsto scenario dimezzerebbe non innalzerebbe il monte orario del suo insegnamento. Si chiede pertanto di assicurare agli studenti della Scuola italiana e, in particolare, a quelli del liceo classico ed artistico, un insegnamento della storia dell’arte adeguato affinché si possa garantire in modo efficace la formazione disciplinare e culturale dei nostri studenti. Infine, se vogliamo che i cittadini di domani difendano i principi enunciati nell’art.9 della Costituzione, occorre che conoscano il patrimonio storico-artistico che saranno chiamati a salvaguardare. O è proprio questa consapevolezza che si vuole cancellare? Clara Rech, Presidente Nazionale ANISA per l’educazione all’Arte
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Inoltre
Leggi il documento allegato con le NOTE IN MARGINE ALL’APPELLO PER LA STORIA DELL’ARTE NELLA SCUOLA, con la preghiera di dare massima diffusione.
Maggiori approfondimenti li trovi su http://www.anisa.it
Per sottoscrivere l'appello, invia una mail con Nome, Cognome e Qualifica all'indirizzo: appello@anisa.it
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leggi allegato
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Il Grinzane a Kertész
voce scomoda della Shoah
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Ingrid Betancourt con Imre Kertész ieri a Palazzo Reale |
MULTIMEDIA
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Imre Kertész, proclamato vincitore, ieri pomeriggio a Palazzo Reale, del «Premio per lettura», nell’ambito del 28° Grinzane Cavour
ALBERTO PAPUZZI
TORINO
Andiamo a salutarlo, e Imre Kertész, proclamato vincitore, ieri pomeriggio a Palazzo Reale, del «Premio per lettura», nell’ambito del 28° Grinzane Cavour, si sforza di mettere insieme qualche parola in italiano: «L’ho studiato - ci dice - quarant’anni fa, perché l’unico giornale libero che si poteva leggere a Budapest era Paese Sera». Ebreo ungherese, vittima dei totalitarismi sia nei lager nazisti sia nei gulag staliniani, Nobel 2002, autore di sedici libri, la metà tradotti in italiano, mostra nel volto segnato dal tempo un’aria mite, accentuata da un disagio alla gamba destra che lo fa camminare inclinato e claudicante. Forse è un caso o forse è un segnale che mentre Israele è messa sotto accusa torni protagonista questo scrittore considerato un testimone scomodo dello sterminio. Nel suo primo romanzo, Essere senza destino, racconta la storia, in parte autobiografica, di un quindicenne deportato a Auschwitz e Buchenwald, mostrando nel lager un mondo dove anche l’arbitrio trova giustificazione ed è persino possibile una felicità esistenziale.
Il libro venne rifiutato dagli editori, quindi ignorato, con l’autore messo al bando fino al crollo del Muro. Ieri ci ha detto: «Il valore principale, nei lager e nei gulag, era sopravvivere. Ma per sopravvivere bisognava collaborare. Perciò i superstiti hanno dovuto dimenticare se stessi». L’impotenza di esprimere tutto ciò che, di fronte alle tragedie della vita e della storia, si vorrebbe esprimere, è stato il filo rosso che ha collegato la poetica di Kertész e la drammatica esperienza di Ingrid Betancourt, la donna ostaggio per sei anni dei guerriglieri colombiani, insignita di un premio speciale alla tolleranza. Diventata simbolo della lotta per la libertà, è arrivata a Palazzo Reale assediata da cameramen e fotografi. Vestita di una giacca di velluto blu, gli splenddi occhi mai fermi, si è intrattenuta amichevolmente con Mercedes Bresso e Sergio Chiamparino, e ricevuto il premio si è concessa un lungo e suggestivo intervento. Ha parlato della letteratura come filtro per lottare per una causa, citando l’influenza esercitata su di lei dallo scrittore uruguayano Eduardo Galeano.
Ha detto che ci sono diversi modi di vivere il dolore, una parte dei quali esige un certo grado di silenzio: «Io - ha detto - ho bisogno di silenzio». Ha confessato lo sgomento per quel mondo giovanile, compresi i suoi carcerieri, che non riesce a capire: «Perché giustificano con travestimenti ideologici e con acrobazie intellettuali esiti barbari dei comportamenti umani». Ha additato la libertà come grande irrinunciabile valore: «Senza libertà - ha detto - non c’è dignità». Quindi ha aggiunto, quasi in un mormorio con se stessa: «E senza dignità la vita non vale la pena». L’intervento si è concluso con l’annuncio di un accordo fra la Fondazione Betancourt e la Fondazione Grinzane per un progetto giovani. Mentre la Fondazione Crt, sponsor dei premi per la tolleranza e per la lettura, ha promesso di sostenerli anche in futuro. Un riconoscimento per la traduzione è andato all’anglista Alessandro Serpieri. Quanto a Kertész, arriva un nuovo libro, Dottor K.,in cui lo scrittore intervista se stesso. Già uscito in Germania, è stato definito su Die Zeit «profondamente commovente».
Messaggio aperto di solidarietà al Sindaco di Lampedusa
Roma, 25 gennaio 2009. Egregio Sindaco Bernardino De Rubeis, il Gruppo EveryOne è al Suo fianco e Le esprime la più viva ammirazione per non essersi lasciato travolgere dalla deriva xenofoba e razzista che è in corso in Italia e che ha portato al potere movimenti intolleranti e propugnatori di ideologie razziali, nonché neonazisti e negazionisti dell'Olocausto al Parlamento europeo. Non tema le minacce di uomini che stanno trasformando l'Italia in un luogo di persecuzione e iniquità senza fine. Abbiamo bisogno, nelle nostre difficili campagne, di sapere che uomini come Lei esistono e cercano di tutelare i diritti delle minoranze più deboli. Noi ci stiamo impegnando quotidianamente, con tutte le energie e compiendo grandi sacrifici per contribuire al cambiamento di questa atroce realtà che ha trasformato il nostro Paese, un Paese che amiamo, in una nazione che ha abbandonato la via della civiltà e del rispetto dei Diritti Umani. Lo facciamo resistendo - come Lei - alle intimidazioni, divulgando la verità in ogni sede, nazionale e internazionale, nonostante la propaganda mediatica che non ha più scrupoli e presenta, falsificando i dati e le evidenze, migranti, Rom e minoranze vulnerabili quali "nemici pubblici". Un abbraccio e tanta soloidarietà da parte di tutti noi. Il Gruppo EveryOne
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www.everyonegroup.com
Lampedusa, 24 gennaio 2009
di Alfred Breitman
Forse nella variante pelagia
della lingua italiana
o in quella lampedusiana
del vernacolo siciliano
"accoglienza" vuol dire intolleranza
e non si chiama "sangu umanu"
quello che scorre nelle vene
dei migranti?
Oggi seicentocinquanta uomini,
seicentocinquanta esuli,
seicentocinquanta fratelli,
hanno forzato i cancelli
del Centro di prima accoglienza
e si sono riversati nelle vie
dell'isula di Lampidusa,
di chidda isula santa
che sembra terra d'Africa,
piangendo,
lamentandosi, chiedendo
libertà e giustizia,
invocando il diritto di vivere.
Alcuni di loro stringevano
nelle mani di profughi
- mani che hanno il colore
del bronzo africano -
colli spezzati di bottiglia
e, disperati, minacciavano
di tagliarsi la gola
se li avessero deportati
verso le terre di dolore e morte
da cui erano fuggiti.
Con voci
di cani rabbiosi
gli aguzzini
- non chiamateli guardie:
sono persecutori -
li hanno ricondotti in carcere
- non chiamateli centri
d'accoglienza: sono galere -
e poi hanno spiegato
- adesso in tono pacato,
quasi mellifluo, a beneficio
della stampa -
che nessun diritto
sarebbe stato negato
a quei "poveracci",
che rimandarli a casa
era "per il loro bene".
"Macché carceri!
Macché lager!
Macché razzismo o xenofobia,
via!
Stiamo solo cercando di risolvere
IL PROBLEMA DEGLI IMMIGRATI".
Aboliamo il contrassegno SIAE

Il gruppo dei Senatori dell'Italia dei Valori ha presentato un disegno di legge per l'abolizione del contrassegno S.I.A.E. su CD, DVD e su tutte quelle opere d'ingegno che oggi vengono distribuite su supporti informatici.
Perché lo abbiamo fatto? Innanzitutto, il contrassegno viene istituito oltre 50 anni fa e riguardava soltanto i supporti cartacei. Oggi, questo contrassegno sopravvive in pochissimi Paesi europei: la Romania, la Grecia e il Portogallo. Chi lo vuole mantenere dice che serve per contrastare la pirateria, specialmente quella informatica. Noi diciamo che il contrassegno è un inutile vantaggio per la S.I.A.E., non contrasta la pirateria e, purtroppo, da sanzioni penali a chi non rispetta quest'obbligo di contrassegno.
L'Italia dei Valori ritiene che l'abolizione del contrassegno sia innanzitutto un notevole risparmio, consente una circolazione più libera di questi prodotti, e altra cosa deve rimanere la lotta alla pirateria, che va irrigidita, che va sostenuta, con atti reali, non con l'apposizione di un bollino. E' un aggravio di costi che il cittadino non deve pagare.
D'altra parte, vi è una sentenza dell'otto novembre 2007 della Corte di Giustizia europea che dice: non si può far pagare ai privati per questo bollino, per cui di fatto è come se ci fosse un infrazione. A seguito di questa sentenza della Corte di Giustizia europea, anche la Cassazione ha detto che questo sovrapprezzo non è opponibile ai privati, quindi non va pagato. E se non va pagato, è giusto che il Parlamento si occupi di problemi concreti e cancelli questo odioso contrassegno.
PS:
Mercoledì 28 gennaio 2009 dalle 9.00 - 14.00 in piazza Farnese l’appuntamento è con la democrazia, ed i protagonisti saranno i cittadini che invitiamo caldamente a partecipare.
La manifestazione dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia a sostegno del Procuratore Capo di Salerno Luigi Apicella, a cui parteciperà l’Italia dei Valori ed io personalmente, deve trasformarsi in un momento per non lasciare sola la giustizia. A sostegno di Luigi Apicella ma anche di Luigi De Magistris, di Clementina Forleo, contro il Lodo Alfano e contro l’ultima porcata governativa: il bavaglio alle intercettazioni.
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Salvatore Armando Santoro - Presidente
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