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QUESTO MARE È PIENO
D I V O C I
arte, poesia e musica dell'altra riva
opere di BEPPE MECCONI
•
Cesenatico
Casa Moretti • Museo della Marineria
22 giugno • 8 settembre 2013
Inaugurazione sabato 22 giugno • ore 17.30
ore 18.00 • Poesia e musica dell’altra riva
Spettacolo di letture di Luigi Camilli
e musiche eseguite da Egildo Simeone e Livio Bernardini
(secondo appuntamento della Rassegna «La Serenata delle Zanzare» )
infomusei @ cesenatico . it
Il Presidente della Società Dantesca Italiana
In occasione delle iniziative per
l’annuale della nascita di Dante Alighieri
invita la S.V.
“Alla riscoperta di Dante Alighieri nelle vie di firenze”
Una visita guidata da Eugenio Giani alla ricerca delle tracce di Dante
Sabato 15 giugno 2013
ore 11
Punto di ritrovo presso Palazzo Vecchio, Cortile di Michelozzo
La partecipazione è libera e gratuita
Per informazioni scrivere a cristina.firenze@libero.it
NEOLIBERISMO E CULTURA
di Renzo Montagnoli
(Con commento di Salvatore Armando Santoro)
Già mi par di sentire un brusio e poi un’interrogazione: Ma che c’entra mai una teoria economica con la cultura?
Vi dico che c’entra, e non poco.
Prima di tutto è indispensabile una precisazione: parlare di teoria economica non è sbagliato, ma nemmeno esatto. E quando sarà chiaro il concetto di questo termine, l’accostamento del titolo alla cultura apparirà del tutto logico.
Che cos’è il neoliberismo? E’ un’ideologia economica, secondo la quale la struttura economica di un paese dovrebbe vedere gli interventi dello Stato ridotti al minimo, anzi un’Istituzione che cerchi di regolamentare i mercati non potrà che portare danni, secondo il vecchio motto “laissez faire, laissez passer”, risalente addirittura al XVIII secolo. Si tratta quindi di un ritorno al liberismo spinto, a una sorta di campo di battaglia in cui vince sempre e solo il più forte. Nulla di nuovo, si potrebbe dire: è il vecchio osceno capitalismo che, morto l’orso sovietico, ritorna a imperare.
Rispetto all’antico liberismo c’è però una differenza e non da poco; infatti, se è pur vero che gli interventi di regolamentazione degli stati devono essere trascurabili, gli aiuti degli stessi, però, sono assai graditi, come i corposi finanziamenti alle banche o alle attività strategiche, elargizioni che hanno comportato e comportano uno stretto legame con la classe politica, ben lieta di fare affari con questi neocapitalisti, i quali non desidererebbero di più.
In questo modo si creano dei sodalizi che si impadroniscono progressivamente del potere dello stato, che, in democrazia, risiede invece nelle mani di tutti i cittadini; si inventano opere pubbliche del tutto inutili, finanziate ovviamente da tutti i cittadini; si arriva persino al punto di far nascere nuove guerre, tanto chi va a morire non è mai uno dei beneficiari delle ricche torte che preparano con i soldi degli altri.
Lo stato, così, diventa fragile, non c’è denaro per nuovi necessari investimenti, l’assistenza regredisce, insomma lo stato sociale muore, le tasse aumentano, il paese si impoverisce di quanto quelli della “cricca” si arricchiscono. Sì, perché è giusto anche sfatare uno dei proclami di questi pirati dell’economia: cianciano sempre che loro creano nuova ricchezza e non è vero, perché l’essere umano non è in grado di creare nulla, e quindi avviene uno spostamento di ricchezza, una sua spogliazione a vantaggio di questi sciagurati che, per continuare, hanno solo due mezzi: l’esercizio del potere e l’ignoranza dei sudditi.
Questi sono interdipendenti, perché tanto più uno meno sa, tanto è più facile mantenere il potere per chi lo detiene. E allora, riforme della scuola che impoveriscono culturalmente, programmazioni televisive di basso livello, parole tante, ma inutili, insomma chiacchiere da bar.
Il ceto medio poco a poco sparisce, la miseria avanza, i ricchi diventano Paperoni fino a…fino a quando la corda tirata troppo si spezza e il trono vacilla, perché con tutti i loro soldi e il loro potere nulla possono contro la furia disperata di un popolo immiserito.
Già mi par di sentire un brusio e poi un’interrogazione: Ma che c’entra mai una teoria economica con la cultura?
Vi dico che c’entra, e non poco.
Prima di tutto è indispensabile una precisazione: parlare di teoria economica non è sbagliato, ma nemmeno esatto. E quando sarà chiaro il concetto di questo termine, l’accostamento del titolo alla cultura apparirà del tutto logico.
Che cos’è il neoliberismo? E’ un’ideologia economica, secondo la quale la struttura economica di un paese dovrebbe vedere gli interventi dello Stato ridotti al minimo, anzi un’Istituzione che cerchi di regolamentare i mercati non potrà che portare danni, secondo il vecchio motto “laissez faire, laissez passer”, risalente addirittura al XVIII secolo. Si tratta quindi di un ritorno al liberismo spinto, a una sorta di campo di battaglia in cui vince sempre e solo il più forte. Nulla di nuovo, si potrebbe dire: è il vecchio osceno capitalismo che, morto l’orso sovietico, ritorna a imperare.
Rispetto all’antico liberismo c’è però una differenza e non da poco; infatti, se è pur vero che gli interventi di regolamentazione degli stati devono essere trascurabili, gli aiuti degli stessi, però, sono assai graditi, come i corposi finanziamenti alle banche o alle attività strategiche, elargizioni che hanno comportato e comportano uno stretto legame con la classe politica, ben lieta di fare affari con questi neocapitalisti, i quali non desidererebbero di più.
In questo modo si creano dei sodalizi che si impadroniscono progressivamente del potere dello stato, che, in democrazia, risiede invece nelle mani di tutti i cittadini; si inventano opere pubbliche del tutto inutili, finanziate ovviamente da tutti i cittadini; si arriva persino al punto di far nascere nuove guerre, tanto chi va a morire non è mai uno dei beneficiari delle ricche torte che preparano con i soldi degli altri.
Lo stato, così, diventa fragile, non c’è denaro per nuovi necessari investimenti, l’assistenza regredisce, insomma lo stato sociale muore, le tasse aumentano, il paese si impoverisce di quanto quelli della “cricca” si arricchiscono. Sì, perché è giusto anche sfatare uno dei proclami di questi pirati dell’economia: cianciano sempre che loro creano nuova ricchezza e non è vero, perché l’essere umano non è in grado di creare nulla, e quindi avviene uno spostamento di ricchezza, una sua spogliazione a vantaggio di questi sciagurati che, per continuare, hanno solo due mezzi: l’esercizio del potere e l’ignoranza dei sudditi.
Questi sono interdipendenti, perché tanto più uno meno sa, tanto è più facile mantenere il potere per chi lo detiene. E allora, riforme della scuola che impoveriscono culturalmente, programmazioni televisive di basso livello, parole tante, ma inutili, insomma chiacchiere da bar.
Il ceto medio poco a poco sparisce, la miseria avanza, i ricchi diventano Paperoni fino a…fino a quando la corda tirata troppo si spezza e il trono vacilla, perché con tutti i loro soldi e il loro potere nulla possono contro la furia disperata di un popolo immiserito.
Pubblicato da Renzo Montagnoli a 08:06 2
COMMENTI:
lunedì 22 aprile 2013
Se Georges Feydeau fosse ancora vivo, nell’osservare la grottesca e ahimé comica situazione politica italiana avrebbe trovato materia ampia per scrivere una delle sue riuscitissime e divertenti pièce teatrali. E sono convinto che rappresentata avrebbe ottenuto un incredibile successo in un pubblico che avrebbe tributato ampie ovazione all’inventiva del commediografo francese.
Ma, purtroppo per noi, non c’è da divertirsi, perché ci troviamo di fronte all’ennesimo siparietto di una compagnia di guitti, scalcinata, stonata, incapace di recitare una parte diversa da quella che per natura li caratterizza.
Si è parlato spesso di antipolitica proprio da parte dei nostri politici che la coltivano così appassionatamente e distanti miglia e miglia dalle realtà di un paese che non solo non ha motivi per divertirsi, ma che soffre ogni giorno, anche se per ora in silenzio. Così, per non far morire la seconda Repubblica, si è scelto di lasciarla ancora agonizzare sostenendola con la flebo placebo Napolitano, un presidente di rottura grazie anche alla sua giovane età (87 anni!).
E che purtroppo ci troviamo di fronte a un copione che pare scritto da Feydeau è comprovato da tanti fatti, ma proviamo a riassumerli, sostituendoci anche alla penna dell’autore francese.
C’è una nazione che si picca di essere una fra le più grandi, le più potenti e le più ricche e che si chiama Italia. E’ uno stato che fa la voce grossa con i deboli e bela con i forti, legato tuttavia ad ataviche tradizioni, fra le quali una consorteria nemmeno tanto segreta e che si chiama mafia; inoltre i suoi cittadini sono per lo più graniticamente cattolici, ossequiosi di un Vaticano che è l’altra potenza che vive in questo stato. Disorganizzata, sperequata, incasinata, tuttavia questa entità giuridica procede, vivacchiando alla giornata, governata da una classe politica roboante, inetta, corrotta e cialtrona, tutta tesa ai suoi interessi e a spolpare le categorie meno abbienti dei suoi elettori, che rappresentano numericamente la quasi totalità.
Dopo quasi un ventennio di regno di un piccoletto (non solo di statura), arricchitosi apparentemente con delle reti televisive, regno in cui il monarca si è contraddistinto per incompetenza, voracità e malcostume, aiutato da un’opposizione blanda, al primo segno di una crisi economica mondiale tutto entra in fibrillazione e così si decide di chiamare a comandare persone esperte, ammettendo così la propria incapacità.
Il breve interregno dei competenti costituisce il corpo centrale della piéce, perché ne succedono di tutti i colori. Il capo dei tecnici, tale Monti, adotta delle misure anticongiunturali di raffinata economia e frutto di un’intelligenza da gallina, salassando l’ammalato e finendo quasi con il mandarlo all’altro mondo.
I protagonisti a questo punto assumono connotazioni particolari, con una donna, una ministra, che piange dopo aver chiesto sangue agli italiani e piange pure un certo Terzi dopo aver rimandato in India due nostri soldati, e non senza prima aver fatto l’ennesima figuraccia internazionale.
Faccio notare che questa parte della pièce è importantissima per introdurre al gran finale.
Prima però c’è una parte movimentata da una tornata elettorale con il gran capo dell’opposizione, tale Bersani, che, convinto di aver vinto alla grande tre mesi di prima che si aprano le urne, partecipa alla campagna più da spettatore che da protagonista, limitandosi, nelle apparizioni televisive, a usare toni paternalistici, come se fosse il buon padre di cui nessuno sente il bisogno.
E così, puntualmente, i risultati elettorali lo travolgono con una vittoria, la sua, che è quella di Pirro. Poiché il paese ha bisogno urgente di un governo, perché l’economia sta andando a rotoli, il buon Bersani perde 50 giorni per cercare di convincere a un’alleanza il fondatore di un nuovo movimento che si è aggiudicato un bel po’ di seggi. Tutto inutile, ma lo si sapeva, perché il capo carismatico di questo movimento già in campagna elettorale aveva ripetutamente escluso un imparentamento con il partito di Bersani.
Che fare, allora? Apro una parentesi: fra i vari problemi c’è anche quello della fine del mandato del presidente della repubblica, ma questo può essere un vantaggio, perchè grazie al nuovo si ipotizza un governo di scopo, un governo del presidente, e poi la gente chiede a gran voce nomi nuovi, occorre dare un segno di cambiamento. E che ti fa Bersani? Candida un certo Marini, un nome talmente nuovo che sanno chi è perfino i tarli del Senato. Ovviamente viene trombato. E allora Bersani, che si è messo a flirtare con l’ex monarca di nome Berlusconi, chi propone? Un altro nome nuovo, mai udito prima…tale Prodi. Questa volta è sicuro del risultato, perché i numeri dei suoi gli darebbero ragione, e invece trak, uno su quattro dei membri del suo partito boccia Prodi.
Altre lacrime, piange anche Bersani, il parlamento è invaso da uno tsunami di lacrime, come se i coccodrilli facessero la digestione tutti assieme.
La situazione precipita, Bersani si dimette dalla segreteria del suo partito, poi è l’intera segreteria che si dimette e quando tutto sembra perso (l’onore non si è perso, perché non c’è mai stato) ecco che grazie al cinguettio amoroso fra Bersani e Berlusconi si trova la soluzione: riproporre alla presidenza della repubblica Napolitano, fare un governo di grande coalizione PDL – PD con a capo o Amato o Letta, personaggi “nuovissimi” e trombare ancora gli italiani.
Ovvio che la manovra riesce, in quanto ultima cartuccia, ma intanto il paese agonizza e guarda esterefatto una casta politica talmente nociva da desiderarne la fine. Chissà che, oltre al virus dell’aviaria non possa svilupparsi anche quello della politicaria, ed è ciò che il buono e onesto cittadino auspica, mentre stringe la cinghia e non ha nemmeno più gli occhi per piangere.
IL MIO CONTRIBUTO
Ormai non c'è speranza. prepariamoci alla miseria e, conseguentemente, alla violenza che anticiperà la rivolta. Era la globalizzazione che sindacati e politici avrebbero dovuto controllare nella fase iniziale concordando regole uniformi nel mondo per cui i salari non sarebbero dovuti scendere al di sotto di certe soglie. Questo avrebbe garantito i lavoratori delle economie emergenti degli stati più poveri del mondo e nel contempo avrebbe posto un freno al liberismo incontrollato che gioca proprio sulla libertà di mercato che molti stati, attraverso soprattutto la corruzione, utilizzano per far passare un falso modello di democrazia, che garantisce solo le classi più agiate e più ricche del mondo a danno delle sclassi più disagiate.
Per assicurarsi un certo controllo vengono utilizzati degli alleati impropri, il cosiddetto ceto medio, che si identifica nel potere dei più ricchi e che garantisce anche a loro un benessere superiore alla media rispetto alle classi più oppresse che, comunque rappresentano la maggioranza della popolazione ma sono troppo divise per poter esercitare un controllo democratico sulla politica e sul potere degli stati cosiddetti capitalistici.
A questo si affianca un certo tipo di cultura che la storia ha insegnato non è mai neutrale e che Marx ha ben illustrato nella sua opera massima "Il Capitale" dove il tema della "Struttura" e della "Sovrastruttura" è ampiamente illustrato e che dimostra come tutte le classi che detengono il potere economico hanno utilizzato questo strumento per "inculcare" certi modelli culturali che nei fatti sono funzionali al modello capitalistico per riprodursi attraverso la manipolazione del consenso.
Il resto lo fa il fatto che i capitali ormai sono al sicuro in alcuni paradisi fiscali, ed utilizzati secondo i propri interessi dalle strutture finanziarie e speculative esistenti in molte zone del pianeta, e tutto ciò impedisce alle nazioni più responsabili di poter porre un riparo a questo fenomeno che ormai ha prodotto il danno che continuerà ad aggravarsi perché io sfido chiunque a dimostrarmi che esistono dei capitalisti "etici" che, dopo aver esportato i capitali nei paradisi fiscali, subiscano una folgorazione sulla via di Damasco e rimettano i loro beni al servizio del paese che gli ha permesso di crearseli. E questo sarebbe sotto un certo profilo anche sciocco perché un solo capitale che rientra non riuscirà mai a sanare le economie di molti paesi europei che i fatti stanno ampiamente dimostrando sono condannati al degrado ed il risultato inevitabilmente sarebbe quello di aggiungere altri disperati alla massa di quelli già esistenti.
Oggi al massimo si può mettere una toppa riducendo drasticamente pensioni, stipendi e lo stato sociale, ed obbligando, attraverso una tassazione "pungente" dei beni superflui, di scoraggiare l'acquisto di certi prodotti che a volte sono inutili e, come nel caso dei telefonini, che è dimostrato sono anche dannosi alla salute.E lo stato sociale come si rattopperà? Ed i benefici dell'attuale status chi potrà più garantirli?
Questa inevitabile involuzione dimostrerebbe che soprattutto i ceti medio-alti sarebbero i più colpiti e questo spingerà queste classi ad una alleanza innaturale (come sta avvenendo già in Italia) per spremere ancor di più le classi medio-basse.
La rivolta ci sarà, ma alla fine la violenza del nuovo potere emergente la soffocherà come la storia ampiamente ci insegna.
Ed allora? Allora non so cosa dire. Appartengo ad una generazione che i sacrifici li ha visti e fatti e saprei riabituarmi al bisogno in caso di necessità. Ma allora ero anche giovane e l'età giocava a mio favore anche perché tra la gente esisteva anche più solidarietà rispetto ad oggi.
Nei fatti, però, la storia insegna che tutte le nazioni che riescono ad entrare nei cicli dello sviluppo capitalistico attraversano periodi di sfruttamento dei lavoratori ma poi le organizzazioni di massa e la crescita della cultura e della presa di coscienza del proprio ruolo delle masse soggette crea condizioni sempre di maggiore benessere che, se non gestite secondo il principio biblico dei setti anni di vacche magre e sette anni di vacche grasse, inevitabilmente porteranno al ripetersi di cicli storici di benessere e di miseria e, pertanto, nazioni che oggi stanno bene domani staranno male e viceversa fino a quando il sistema capitalistico non sarà sostituito da un sistema più umano e, da ateo aggiungerei, più cristiano. Un governo del mondo, comunque, a mio aviso sarebbe quanto mai auspicabile e produrrebbe nel tempo almeno un livello di sussistenza e di assistenza accettabile per tutti. La rivoltà, la storia insegna, porta anche alle guerre ed oggi una guerra, con le armi che circolano in tutto il mondo, sarebbe l'anticipo della distruzione del genere umano.
Salvatore Armando Santoro (31.5.2013)
Il Presidente del Consiglio Comunale
Eugenio Giani
In occasione delle celebrazioni per
Il 748° Annuale della Nascita di
DANTE
(1265-2013)
è lieto di invitare la S.V.
Sabato 1 giugno 2013
Ore 10.30 Palazzo Vecchio, Cortile della Dogana
Corteo istituzionale per la deposizione di corone di alloro al Cenotafio di Dante Alighieri nella Basilica di Santa Croce e successivamente alla Casa di Dante, con i rappresentanti di
Comune di Firenze
Comune di Ravenna
Unione Fiorentina
Società Dantesca Italiana
Ore 11.30 Palazzo Vecchio, Salone de’ Dugento
Consegna della Medaglia d’oro del Comune di Firenze al
Professor Enrico Malato
che terrà una lectio magistralis dal titolo
“ Dante: ritorno a Firenze” tra biografia e scrittura
Vid’io Fiorenza in sì fatto riposo,
che non avea cagione onde piangesse.
Con queste genti vid’io glorïoso
e giusto il popol suo, tanto che ‘l giglio
non era ad asta mai posto a ritroso,
né per divisïon fatto vermiglio.
Dante, Paradiso XVI, 149-54
Ore 12.00
Presentazione del “Passaporto sulle Tracce di Dante”a cura della Fondazione Palazzo Strozzi
Incontri Letterari alle Giubbe Rosse
Martedì 28 maggio 2013, ore 17.00
Caffè Storico Letterario Giubbe Rosse
Firenze, Piazza della Repubblica 13/14 r.
La Fondazione il Fiore
ha il piacere di invitare gli Amici alla presentazione del libro
Ciglia bianche
l'angelo barbone
di Ornella Marmeggi
(ECIG, 2011)
Intervengono
Andrea Mannucci e Luana Collacchioni
Alla presenza dell'Autrice
Coordina Maria Giuseppina Caramella
Buffet al termine
* * *
Il volume nasce da un'esperienza dell'autrice: un incontro con un "senza fissa dimora"
che le salva la vita e la guida nella scoperta dell'essenzialità delle cose. In un'atmosfera
che sfiora la magia si raccontano fatti di vita vissuta densi di significato, che lasciano in
chi legge un insegnamento di saggezza e una guida per il cammino dell'esistenza.
Prologo
Ascolto il canto dei gabbiani e mi lascio accarezzare dal vento, forse quello che sto per
scrivere non sarà che una goccia d'acqua nell'oceano, forse sarà un seme caduto tra i
rovi, oppure una fiammella che illuminerà una strada buia. Non avrei mai pensato di
infrangere il patto stipulato con me stessa di non rivelare mai a nessuno questa storia,
ma ora sento che i tempi sono maturi, forse qualcuno comprenderà il messaggio racchiuso
fra le righe e fermerà la corsa dell'attimo presente, un attimo che inghiotte la sua vittima,
prima di darle tempo di scoprire che la vita è un terribile meraviglioso viaggio...
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Salvatore Armando Santoro - Presidente
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