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5 - GARATTINI: USO COCAINA IN FINANZA PUO' AVER INFLUITO SULLA CRISI...(Adnkronos) - L'uso di cocaina da parte di operatori del mondo della finanza puo' aver avuto un ruolo nel dispiegarsi della crisi che ha colpito i mercati. A spiegarlo all'ADNKRONOS e' il direttore dell'Istituto di scienze farmacologiche Mario Negri di Milano, Silvio Garattini. Uno dei principali effetti dello stupefacente, ricorda, e' l'alterazione della percezione del rischio, la cui valutazione e' una componente essenziale del lavoro dei professionisti grazie ai quali funzionano i mercati dei capitali. E' possibile che, in casi singoli, le decisioni siano state alterate dagli effetti dello stupefacente, che incide sulla capacita' di valutare correttamente il rapporto tra costi e benefici.
Di certo la crisi finanziaria ha altre cause primarie, di natura strutturale, ma, afferma Garattini, "e' certamente possibile che in qualche caso siano state sottovalutate le difficolta', perche' la cocaina da' un senso di onnipotenza. Fornisce la sensazione di poter decidere e di poter fare qualsiasi cosa, indipendentemente da cio' che poi in effetti si puo' fare". La cocaina, continua il farmacologo, "da' una sensazione della realta' distorta, quindi puo' darsi che in qualche caso, se un operatore l'ha assunta in vicinanza di operazioni che doveva fare, sia stato influenzato".
I Rom adesso rubano.
Se crediamo nei Diritti Umani, dobbiamo farlo anche noi
di Roberto Malini
Roma, 29 dicembre 2008. La Dichiarazione universale dei Diritti Umani afferma che è lecito ribellarsi all'oppressione e alla persecuzione,
quando la vita e la dignità di se stessi e dei propri cari è messa in pericolo, quando manca il rispetto dei diritti fondamentali di una persona o di un popolo. Alcuni giorni fa conversavo con un agente di forza pubblica, il quale mi diceva: "Sinceramente, non so come facciano i Rom a sopravvivere, specie adesso che fa freddo. Qui in Italia si sta esagerando con il razzismo e non vedo come possano andare avanti a lungo senza rubare". La risposta è una sola: non possono. Tutti noi che ci occupiamo dei diritti del popolo Rom perseguitato, assistiamo impotenti a una lotta per la sopravvivenza che non ha più leggi, perché di fame, di freddo, di abbandono
istituzionale si muore. Impotenti, perché la maggior parte di noi, dopo avere e effettuato interventi umanitari di ogni genere, sopperendo alla latitanza dei servizi sociali e delle associazioni governative o comunque finanziate con denaro pubblico, abbiamo esaurito - o siamo in procinto di esaurire, nel migliore dei casi -
ogni risorsa economica personale. Sì, i Rom, adesso, ridotti in condizioni inumane da Istituzioni e autorità, rubano. Rubano, chiedono l'elemosina in maniera "molesta" e partecipano tutti alla questua, anche i bambini, perché i bambini Rom, discriminati e annientati come i loro genitori, sono pienamente partecipi alla tragedia del loro popolo. I Rom stanno annegando nel mare oleoso dell'indifferenza, travolti dalla tempesta dell'odio. Rubano per consentire ai loro malati, ai loro bambini, ai loro cari che tremano di freddo e guardano il mondo materialista con occhi ormai senza speranza di continuare a respirare. Rubano e se noi "attivisti" siamo ancora esseri umani, se crediamo gloriosa l'azione di salvare vite umane innocenti, dovremmo continuare a restare vicini a loro ed essere pronti, a nostra volta, a rubare, a praticare n'elemosina molesta, a ribellarci senza temere per il nostro futuro a tutto questo orrore, a questo razzismo che uccide come i gas di Auschwitz. A Roma le forze dell'ordine hanno controllato ieri decine di Rom in ogni angolo della città, allertati da cittadini che denunciavano furti e tentati furti. Tre giovani "zingare" sono state arrestate. Sotto le loro gonne, violate da mani di sgherri, vestiti e copertine, per sopravvivere qualche altro giorno al freddo artico. Se questo è rubare, chi - fra le persone che non hanno perso la via dei Diritti Umani - vuole essere "guardia" e chi "ladro"?
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Addio, Pesaro. Una videopoesia, un invito a intraprendere un viaggio di civiltà
Guarda il film (e leggi in fondo la poesia sui "Rom"):
Pesaro, capoluogo, insieme a Urbino, delle Marche, è un città antica.
In più di duemila anni di Storia, molti popoli hanno convissuto, sul suo territorio.
Nell'antichità, Galli e Piceni, Romani e Goti, Longobardi e Franchi.
Pesaro ha subito molte dominazioni e ha visto alternarsi molte Signorie. La presenza secolare della Chiesa ha regalato alla città un'anima cristiana e... oltre venti edifici sacri, antichi e splendidi. Pesaro ha vissuto anche pagine oscure, che la città, a volte, sembra aver dimenticato, ma che ciclicamente riaffiorano, a
ricordare alla cittadinanza il valore della solidarietà e della tolleranza. La città di Pesaro si distinse nel 1938 per una totale adesione alle disposizioni della Direzione generale per la demografia e la razza e iniziò la persecuzione degli ebrei e degli "zingari" con una circolare della Prefettura che diede il via al censimento. Poco dopo iniziò a livello locale una campagna antisemita e razzista a mezzo stampa, in cui si distinsero quotidiani come L'Ora e Il Resto del Carlino. Attualmente, Pesaro sembra vivere di nuovo un periodo di
oblio e si è allontanata dai valori della democrazia, della tolleranza, della fratellanza. Alcuni mesi fa si sono rifugiate in città alcune famiglie romene di etnia Rom. All'inizio vivevano nei parchi e all'interno di edifici fatiscenti: uomini, donne e bambini che fuggivano situazioni di persecuzione nel nord Italia.
Fra di loro, numerosi malati gravi, pazienti oncologici, cardiopatici e portatori di handicap. Istituzioni locali e autorità non hanno compreso il loro dramma e anziché soccorrerli, fornire loro assistenza socio-sanitaria e sostenerli in un progetto di inclusione, secondo le leggi internazionali, hanno iniziato a braccarle, sottoporle a continui controlli polizieschi, evacuarle dai luoghi di fortuna in cui cercavano di ripararsi per sopravvivere. I quotidiani locali l'hanno subito identificato i "Rom di Pesaro" come una minaccia per il "decoro" della città, avviando una campagna di propaganda fortemente ostile, volta a presentarli come invasori, asociali, criminali. Il Gruppo EveryOne e alcuni cittadini pesaresi, fra cui Mariateresa - un vero e proprio angelo - hanno cercato disperatamente di dialogare con i politici e i dirigenti delle forze dell'ordine, che sono tuttavia
animati da un'avversione irrazionale e virulenta contro il popolo Rom. La tragica persecuzione dei Rom a Pesaro ha indotto l'europarlamentare Viktoria Mohacsi - che è la personalità politica di riferimento per il
Parlamento europeo, riguardo alle istanze di emancipazione dei Rom nell'Unione - a visitare insieme a una delegazione di esperti la piccola comunità Rom, raccogliendo e filmando testimonianze agghiaccianti.
Mese dopo mese, il Gruppo EveryOne e i pochi antirazzisti pesaresi. in prevalenza i giovani, come sempre! - hanno sviluppato un piano di emergenza umanitaria, riuscendo a mettere in salvo le famiglie in condizioni più gravi: la famiglia Calderaru a Parigi, in Francia; la famiglia Lacatus in Toscana; la famiglia Vinicel di ritorno in Romania. Ionica, protagonista del video con la sua bella famiglia,
viveva a Pesaro da ben sei anni. I suoi bambini sono nati in città e la moglie ne attende un altro. "I primi quattro anni ho vissuto poveramente, ma riuscivo a provvedere, lavorando duramente, ai miei cari. Negli ultimi due anni la gente di Pesaro è cambiata e ha cominciato a trattarci come se fossimo mostri o lebbrosi. Abbiamo bussato a tutte le porte, ma nessuno ci ha aperto neanche uno spiraglio. Così mia moglie e io ci siamo ridotti a chiedere l'elemosina a una cittadinanza sempre più ostile. Leggevano sui giornali e sentivano in TV opinioni terribili su di noi, gli 'zingari', quelli che rubano, rapiscono i bambini e non vogliono
lavorare. Abbiamo resistito, finché la mia bambina si è presa la polmonite. Ogni giorno stava peggio, nella casa fredda e umida in cui vivevamo, una casa che avevamo occupato 'abusivamente', per non morire
sulla strada. 'Vostra figlia morirà, se non le offrirete una casa riscaldata e un'alimentazione adeguata,' ci dicevano i medici.
Non sapevamo più che Dio pregare e avevamo già deciso di non mettere al mondo il terzo figlio: che vita avrebbe fatto? Avevamo perso la speranza, quando ci è giunta la notizia che un paesino del sud Italia
era disposto ad accoglierci. In qual paesino, dove la gente considerava ancora i Rom solo come esseri umani, ci aspettava una casa semplicissima e, per me, un lavoro nella campagna. Così siamo partiti
da Pesaro, una città che nei nostri confronti ha avuto un cuore di metallo, come la Palla di Pomodoro".
La videopoesia "Addio, Pesaro!" di Roberto Malini e Dario Picciau celebra un breve viaggio della speranza, un viaggio in treno verso il Sud e verso il sogno di un futuro diverso, in cui razzismo e xenofobia lasceranno il posto alla solidarietà. Il popolo Rom ha già subito, in Europa, troppe ingiustizie, troppe violenze. Sei secoli di schiavitù nei Principati Romeni, innumerevoli aggressioni, leggi vessatorie, torture, condanne ingiuste. Hanno subito l'Olocausto (si chiama, in lingua Rom, "Samudaripen"), seguito da una nuova era di segregazione,
ritrovarsi in un luogo di uguali.
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ROM
di Salvatore Armando Santoro
Noi siamo come gli uccelli
e voliamo su tutti i cieli,
come i camosci saltiamo,
liberi,
scorrazzando sulle Alpi,
noi non conosciamo confini.
La nostra patria è il mondo,
il filo spinato non ci ferma,
neppure il mare ci spaventa.
Le Colonne d’Ercole
noi le abbiamo superate
prima che gli altri popoli
le scoprissero.
Hanno cercato di fermarci,
nei campi di sterminio chiusi,
nei forni crematori ci hanno polverizzati,
ma noi esistiamo ancora,
oggi.
Noi continuiamo a volare
come gli uccelli nel cielo,
continuiamo a scorrere
instancabili sulle Alpi
e nessuno potrà bloccare,
mai,
la nostra fame di libertà.
E' SEMPRE NATALE
Oggi ho ricevuto una email con una toccante storia che ho letto con attenzione e che ritengo utile proporla a tutta la nostra lista della newsletter e che per una volta vi prego caldamente di leggere.
Si parla del Natale e di quello che questa data rappresenta per i credenti.
Io non lo sono, non mi interessano le feste perchè il mondo gira sempre nello stesso verso senza curarsi di sapere se oggi è domenica o lunedì, se oggi è festa oppure un giorno normale. Ma mi accorgo delle ingiustizie che "ingolfano" la terra e delle sofferenze di tanti esseri umani che hanno avuto la disgrazia di non nascere dall'utero di mia madre, ma da quello di una delle tante disgraziate e diseredate che abitano questo mondo pieno di cattiveria e violenza.
Ebbene nella storia di Roberto Malini mi ci sono ritrovato ma, soprattutto mi sono identificato nei panni del nigeriano, venditore di ombrelli scacciato dal bar, e mi sono chiesto: E se quell'uomo fossi stato io?
Salvatore Armando Santoro - poeta e visionario
Città dal cuore di metallo
di Roberto Malini
Pesaro, 18 dicembre 2008. E' una triste giornata di pioggia. No, non è la pioggia che la rende triste. Siamo noi, noi italiani, noi esseri umani, cui nessuna pioggia può lavare via l'immondizia del razzismo, dell'intolleranza, dell'odio. Un'ora fa ero seduto al tavolino di un bar, qui a Pesaro, insieme a un mio caro amico. Entravano persone di tutte le età, alcune si soffermavano solo per un attimo, il tempo di chiudere l'ombrello, controllare se i pacchi natalizi si fossero bagnati, rassettarsi e uscire di nuovo, sotto l'acqua scrosciante. A un certo punto è entrato un uomo di colore, sui 35 anni, che vendeva ombrelli. Voleva solo attraversare il bar, passare da una porta e uscire dall'altra, percorrendo pochi passi all'asciutto. Il barista, dietro il banco, si è alzato in punta di piedi, ha assunto un tono minaccioso e gli ha gridato: "Te lo dico per l'ultima volta, tu qui non devi proprio entrare". I clienti annuivano, fissando l'uomo con ostilità. Una donna ha bisbigliato la "solita" frase: "Non se ne può più. Ma perché non se ne tornano a casa loro". A capo chino, l'uomo stava per uscire, quando l'ho chiamato: "Ehi, perché non ti siedi con noi e non bevi un caffè?". Lui ha sorriso, ha esitato qualche istante, poi si è rassicurato, accorgendosi che eravamo realmente amichevoli, e si è seduto. Preferiva un cappuccino, che ho subito ordinato: "Un cappuccino per il signore". Gli altri clienti erano sbalorditi.
Guardavano i baristi con espressioni interrogative, cariche di sdegno. Sembrava di essere a Montgomery, in Alabama, negli anni 1950. L'uomo sorseggiava il cappuccino e sorrideva. Ci ha raccontato di essere venuto in Italia perché in Nigeria faceva la fame. "Ma oggi non si vende niente," si lamentava, indicando il mazzo di ombrelli di tutti i colori. Abbiamo conversato anche di calcio, dell'Inter, la squadra italiana che lui ammira di più e della Nigeria, una delle formazioni più forti d'Africa. Quando è uscito, con i suoi ombrelli pieghevoli, la gente ha finalmente smesso di fissare il nostro tavolino con sguardi di fuoco. Recentemente ho definito Pesaro come "la città dal cuore di metallo," in riferimento alla famosa "palla" di Arnaldo Pomodoro, monumento bronzeo che è fra i simboli della città, ma soprattutto all'intolleranza che si è impadronita delle Istituzioni, delle autorità e di gran parte della cittadinanza. Qualche giorno fa un agente di polizia mi ha chiesto come mai la mia posizione verso la città in cui vivo attualmente, posizione che a volte esprimo sulla stampa locale, sia così critica. "Ammiro molto l'impegno del suo gruppo contro il razzismo, ma è davvero convinto che qui a Pesaro siamo tutti uguali?".
Gli ho risposto che no, non sono convinto che Pesaro sia una città razzista. Qui ci sono anche persone che lottano per una città multietnica, solidale e accogliente. Proprio a Pesaro ho avuto l'onore di conoscere una donna straordinaria, che si impegna quotidianamente per soccorrere i malati che non ricevono cure, i poveri che non ricevono assistenza, i Rom che vengono braccati, aggrediti, minacciati affinché abbandonino la città. Contemporaneamente, però, mi sono accorto di come i politici, le autorità, la stampa di Pesaro, Fano e di altri paesi del circondario conducano una campagna intollerante non solo verso i Rom, ma verso la gente di colore e i poveri. Ho seguito da vicino la vicenda di alcuni senzatetto, cittadini fanesi, che si sono rivolti ai servizi sociali della loro città. "Che cosa vi aspettate da noi?" ha chiesto loro un'assistente sociale. "Solo un posto dove dormire la notte e l'opportunità di svolgere qualsiasi lavoro, anche umile, anche pagato poco. "Avete sbagliato indirizzo," ha risposto loro la donna, "perché non siamo un albergo né un ufficio di collocamento". A Pesaro è lo stesso. I servizi sociali non si occupano dei cittadini disagiati, ma sono al servizio dei politici e dei cittadini più influenti, quelli che di certo non hanno buchi nelle scarpe. Promosso dai media e nei comizi, l'odio razziale serpeggia ovunque e i diversi sono indotti ad andarsene. A parole si scoraggia il vagabondaggio delle persone indigenti, ma nei fatti anche le case di accoglienza limitano al massimo il periodo di permanenza dei senzatetto: tre giorni, una settimana, dieci giorni, un mese solo per i più fortunati. Accedere ai buoni pasto è un'impresa, non un diritto: quattro al mese, due alla settimana. Stesso discorso per i vestiti dismessi. La gente li dona alle associazioni caritatevoli, ma per ricevere un maglione liso o un paio di pantaloni rattoppati, bisogna passare attraverso la gogna. L'elemosina, poi, è combattuta come se fosse un crimine. In questi giorni natalizi, Pesaro festeggia i simboli della nascita di Gesù, senza rendersi conto che il Redentore venne alla luce in una casa occupata e che sua madre viveva di elemosina, come una "zingara". Se capitasse da queste parti, i cittadini, secondo quanto consigliato dalla Questura, avvertirebbero immediatamente le forze dell'ordine, segnalando la presenza sgradita di "nomadi". Immediatamente scatterebbe la denuncia per "occupazione di stabile rurale" e una solerte assistente sociale provvederebbe, autorizzata da uno di quei giudici che "firmano" il destino di esseri umani che non si degnano neppure di conoscere, a sottrarre il Bambino a Giuseppe e Maria, per affidarlo a una casa famiglia. Buon Natale, Pesaro del cuore di metallo e buon Natale, Fano "lucente come una stella cometa".
Milano – I poeti Calogero Di Giuseppe e Franco Santamaria al Gran Caffè Foro Buonaparte
Venerdì 19 dicembre 2008, alle ore 17.00, a Milano, presso il Gran Caffè al Foro Buonaparte 67
(di fronte al Teatro delle Erbe – MM linea 1 Cairoli), l'Associazione "Echi del Mondo" di Argene Madeddu presenta i poeti Calogero Di Giuseppe e Franco Santamaria che leggeranno i loro testi e scambieranno gli auguri di Buone Feste con i convenuti. Conduce Argene Madeddu.
Info: Calogero Di Giuseppe <calogero.digiuseppe@fastwebnet.it>
Calogero Di Giuseppe, nato a Mussomeli (CL), dal 1972 risiede a Pioltello (MI). Pubblicista, già conduttore radiofonico, ha collaborato o collabora con riviste letterarie, quotidiani e settimanali (Città Nostra; Gazzetta della Martesana; Piccola Città; Il Corriere della Martesana; Giornale della Martesana; Convivio Letterario; La Martinella; Linate Flash; Cral S.E.A.; Gruppo Culturale Marcelline; Voce Amica; Antigones (New Aven Yale University, USA); Progetto Vallone; Artecultura.
È autore di libri di poesia, di narrativa e di poesia satirica. Si ricordano: L'espressione dell'anima (C.D.G), Fra lamiere aguzze (C.D.G), Frutti per voi piccoli (Pubblilambro), La Terra vista da Calogero Di Giuseppe (100 epigrammi), Cretinario (Rd. Nuove Scritture), Il Convivio dei cornuti, La spazzatura umana, L'onorevole taglia il nastro, L'aristocrazia del tubo.
È stato inserito nell'antologia Poeti per Milano tra i più grandi autori della poesia del Novecento, adottata dall'Università Cattolica milanese (ed. Viennepierre, 2002).
Nel 1984 ha fondato il Centro Culturale "Giorgio La Pira" a Pioltello. Fa parte de "I Poeti dell'Ariete" (laboratorio poetico milanese) e del gruppo "Sant'Eustorgio", notissimo gruppo di poeti milanesi.
Franco Santamaria, scrittore e pittore, è nato a Tursi (Matera), risiede a Poviglio (Reggio Emilia), dopo lunghe permanenze a Taranto e a Napoli.
Laureato in Lettere e Filosofia, abilitato nell'insegnamento delle Letterature classiche, della Letteratura Italiana e della Storia, ha insegnato negli istituti superiori fino al 1998.
Ha pubblicato: "Primo lievito" (poesie – Gastaldi, Milano), "Storie di echi" (poesie – Ferraro, Napoli), "Echi ad incastro" (poesie - Joker, Novi Ligure), "Se la catena non si spezza" (racconti – Bastogi, Foggia), "Passaggi d'ombra" (racconti - El Taller del Poeta, Pontevedra).
Sul sito Modulazioni.it (www.modulazioni.it) ha pubblicato: "Parola e Immagine", opera sperimentale di poesia-pittura, "Immagine", catalogo dei dipinti, e altre opere inedite su carta ("A radici perdute", poesie; "Il cavallo di grano", romanzo).
È presente su riviste, antologie, siti web di letteratura e gallerie d'arte. Come pittore ha esposto in Italia e all'estero.
Di lui, poeta e/o pittore, hanno scritto: Ferdinando Santoro, Vittorio Como, Nereo Vicari, Benito Lecce, Luigi Daga, Vittorio Mazzone, M. T. Manganiello, Reno Bromuro, Andrea di Consoli, Lorenzo Anastasio, Franco Messina, Aurelio De Rose, Teo Mercurio, Adriana Ricci, Paul de Boulange, Melisenda Ramstein, Paolo Ragni, Letizia Lanza, Cristiano Mario Sabbatini, Larisa Poutsileva, Emilio Francescucci, Sandro Montalto, Gian Domenico Mazzocato, Sandra Cervone, Giacomo Guidetti, Monica Borettini, Adam Vaccaro, Mariella De Santis, Francesca Santucci, Mauro Ferrari, Massimo Giannotta, Federico Batini, Gian Mario Quinto, Carlo Alberto Sitta, Alfredo Rienzi, Raoul Elia, Thomas Pistoia, Gianfranco Franchi, Massimo Barbaro, Matteo Fantuzzi, Alberto dell'Aquila, Raffaele Messina, Marina Zatta, Giuseppe Manitta, Mariacristina Pianta, Raffaele Piazza, Claudio Perillo, Franco Piri Focaldi, Spectator di Dreams, Mariella Bettarini, Maurizio Vitiello, Isabella Michela Affinito, Anna Antolisei, Giuseppe Bearzi, Fioretti, Antonia Chimenti, Lucia Visconti Cicchino, Calogero Di Giuseppe, Federico Moro, Antonella Iozzo, Pasquale Matrone, Anna Aita, Marco Baiotto, Luigi Cannillo, Sandra Cervone, Maria Teresa Santalucia Scibona, Gianmario Lucini, Giovanna Mulas, Alfonsina Campisano Cangemi, Enza Conti, Alessandro Cabianca, Giulia Iannucci, Piera Mattei, Enzo Rega, Fabiano Alborghetti, Lino Lista, Monica Florio, Giulio Stocchi, Yvonne Carbonaro.
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Salvatore Armando Santoro - Presidente
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